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Film, visioni e appunti di cinema


Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick - La recensione

Pubblicato da vittorio.zenardi su 3 Dicembre 2015, 16:20pm

Tags: #IN SALA, #CINEMA, #ANTEPRIME, #RECENSIONI

Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick - La recensione

SINOSSI

Nell'inverno del 1820, la baleniera del New England Essex viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e la forza elefantiache, ed un senso quasi umano di vendetta. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia. "Heart of the Sea – Le Origini di Moby Dick" rivela le conseguenze di quella straziante aggressione: di come i superstiti dell'equipaggio della nave si spingono oltre i loro limiti, costretti a compiere l'impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita, alla moralità delle loro spedizioni.

RECENSIONE

Il premio Oscar Ron Howard ("A Beautiful Mind) dirige l’adattamento cinematografico del romanzo best-seller Nel Cuore dell’Oceano – Il Naufragio della Baleniera Essex di Nathaniel Philbrick, ispirato alla vera storia del viaggio drammatico della suddetta baleniera.
La sceneggiatura é tratta da una storia di Rick Jaffa, Amanda Silver e Charles Leavitt che ne é anche l’autore.
Non si tratta quindi di una rivisitazione del celebre romanzo bensì di quella che possiamo considerare la sua genesi.
Si parte, infatti, dall’incontro di Melville, con l’ultimo superstite: il vecchio baleniere Thomas Nickerson.
Un lungo flashback ci porta così a bordo dell’imponente imbarcazione, la macchina da presa ce la mostra nei dettagli, si sofferma sulle vele, indugia in verticalità estreme per farci sentire la vertigine che si prova a stare sopra l’albero di maestra.
Dalla prua alla poppa la barca viene scandagliata, mentre i componenti eseguono, come in una danza, gli ordini del capitano George Pollard (Benjamin Walker) e del primo ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth).
Qui, insieme alle scene d’azione in mare aperto, il 3D risulta funzionale ad un maggior coinvolgimento dello spettatore.
Ron Howard, grazie ad una solida e avvincente sceneggiatura riesce a girare con equilibrio e maestria l’epopea dell’equipaggio allo sbando, mettendo in scena i contrasti e le virtù dell’animo umano. Un film sui limiti e dei limiti, insuperabili e da superare. Un invito a portare lo sguardo “oltre”.
La natura che si ribella, ci impone una riflessione, a volte bisogna guardare negli occhi l’avversario, come Owen Chase fa con la balena, e ammettere la resa, incondizionata, di fronte alla sua superiorità.
La riuscita di quest’opera si deve anche alla verosimiglianza dell’ambientazione (alcune scene chiave in mare aperto sono state girate al largo di La Gomera, un’isoletta delle Canarie, dove molti attori hanno dovuto veleggiare su una replica a grandezza naturale della Essex del 19° secolo) e sopratutto dei capodogli, a tal proposito il regista ha dichiarato:

La ricerca e l’analisi del comportamento dei capodogli è frutto di un lavoro di squadra. Ci siamo incontrati con esperti di mammiferi oceanici e biologi marini per una migliore comprensione dei loro comportamenti.
Infine una menzione speciale per i truccatori guidati dalla make up e hair designer Fae Hammond, e il team degli effetti visivi che hanno evidenziato col loro lavoro una malnutrizione nell’aspetto di questi uomini, rendendoli sempre più emaciati.
Il trucco ha reso in maniera estremamente realistica gli effetti dannosi della disidratazione e della prolungata esposizione al sole mentre il team degli effetti visivi ha accuratamente rimosso la massa muscolare di ogni personaggio per accentuarne lo stato di deperimento.
Un’opera avvincente e strutturata ad arte, da non perdere per gli amanti del genere. Da oggi nelle sale.


Vittorio Zenardi

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