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Film, visioni e appunti di cinema


Intervista esclusiva a Marco Bolognesi: il futuro é adesso

Pubblicato da vittorio.zenardi su 10 Ottobre 2015, 13:00pm

Tags: #ARTE, #ATTUALITA', #CINEMA

Intervista esclusiva a Marco Bolognesi: il futuro é adesso

Fotografo, filmaker e artista, Marco Bolognesi ci porta nel suo BOMAR UNIVERSE, un mondo immaginario e fantascientifico che oscilla tra estetica glamour e critica sociale, con personaggi ispirati dalla letteratura cyberpunk.
L’utilizzo del collage, sua tecnica elettiva, crea contrasti attraverso l’unione di elementi che provengono da mondi in opposizione: il reale e la finzione, l’uomo e il giocattolo, il bianco e il colore.
Nasce così un’entità la cui natura si mischia con quella performativa, cinematografica, e pittorica.
Crea in collaborazione con grandi stilisti come Giorgio Armani, Vivienne Westwood e Dolce&Gabbana un ciclo di immagini di denuncia sul tema degli organismi geneticamente modificati inserite nel libro fotografico “Woodlandm dellamico Bruce Sterling, famoso autore di fantascienza.
Su Cinemacorsaro parla della sua arte e svela i suoi prossimi progetti…

Salve Marco quando nasce la sua passione per l’arte?

Sono nato e cresciuto in un ambiente familiare in cui l’arte era la quotidianità; mio nonno materno era un artista, e anche mio padre nel tempo libero dipingeva, pur occupandosi lavorativamente di tutt’altro ambito. I colori mi hanno accompagnato durante l’intera infanzia e, per quanto ricordo, già alle elementari decisi che avrei fatto l’artista.

Perché ha deciso di vivere e lavorare a Londra?

Dopo il Dams ho cominciato a lavorare come assistente alla regia a Cinecittà in diversi progetti e come fotografo, per cercare di mettere in pratica quello che avevo imparato all’università, ma dal punto di vista espressivo in Italia non riuscivo a trovare un mio spazio.

Tutti mi consigliavano di trasferirmi all’estero, perché il mio lavoro era “poco italiano”; per cui ho iniziato a girovagare per l’Europa. A Londra arrivai nel 2001, e l’anno successivo vinsi il premio “Artist in residence” all’Istituto di Cultura Italiano, da qui la mia scelta di fermarmi in Gran Bretagna, ed aprire il mio studio.

La sua arte si caratterizza per la grande varietà di fonti da cui attinge per elaborare il proprio immaginario, favorendo le ibridazioni tra generi. Da cosa nasce questa scelta?

Uno degli aspetti che in origine mi hanno maggiormente affascinato dell’arte è la possibilità di creare storie, e ho cercato di farlo utilizzando medium diversi: il mio background tecnico è quello della pittura, ma mi sono cimentato anche con il cinema, mia grande passione, fino a rendermi conto col tempo che è il collage il mezzo espressivo che sento più mio.

Il prendere e rubare elementi vecchi e nuovi e mescolarli, produce una decontestualizzazione, una trasformazione degli elementi iniziali e quindi la creazione di una nuova entità assolutamente originale.

Come procede per le sue creazioni artistiche?

I miei progetti artistici hanno tempi di incubazione piuttosto lunghi: solitamente partono da una visione, un’idea originaria che prende vita attraverso schizzi e scritti. Questo progetto embrionale viene poi condiviso con i miei collaboratori ed i tecnici che mi affiancano, perché credo che il confronto con altre maestranze sia fondamentale, dedicandomi però al contempo alla ricerca iconografica scavando in quelle che sono le mie passioni: il fumetto, il cinema, gli action toys; tutta la vita quotidiana diventa spunto per arricchire il progetto.

Dopo questa fase si passa a quella organizzativa e produttiva: si trova il budget, si realizza il progetto e si sceglie come promuoverlo e veicolarlo. Di norma finito un progetto non riesco a stare fermo, ed inizio subito a cercare materiale per un altro, la creazione è quasi una necessità per me.

Spesso, come ha detto, ti avvali del cinema, cinema italiano di genere fantascientifico, quello degli anni Sessanta e Settanta, così pieno di riferimenti alla politica e alla società di allora, che utilizza il futuro per parlare del presente. Il cinema di oggi ha forse perso questa capacità critica?

Non del tutto. È indubbio che la mia produzione è stata influenzata dai B movies degli anni ’60 e ’70, ma amo in generale il cinema, anche quello contemporaneo. Sono rimasto molto affascinato da Interstellar, di Christopher Nolan, e ho amato la serie Spartacus, per le scelte stilistiche e visive, così come Immortal ad Vitam di Enki Bilal; solo che i B movies a mio avviso hanno una marcia in più: a causa della mancanza di fondi, si doveva ricorrere a soluzioni semplici, sfruttare l’inventiva – per esempio Antonio Margheriti andava a comprare i dischi volanti alla Upim, e lo stesso disco volante che lui usa in I criminali della galassia è stato poi d’ispirazione per quello che Kubrick ha utilizzato per fare 2001: Odissea nello spazio. Nei film hollywoodiani da grandi budget, in molti casi si perde un po’ questa poesia.

C’è una sua opera a cui è particolarmente affezionato?

Ogni opera è frutto di una particolare riflessione e di un determinato momento della mia vita, faccio fatica a sceglierne una in particolare. Se me lo chiedi oggi non posso che rispondere The Place, la grande istallazione attorno a cui gira tutta la mostra Sendai City. Vederla ultimata è stata una grande emozione per me.

Ecco, ci può parlare di questo suo ultimo progetto “Alla fine del futuro”, secondo capitolo dell'esclusiva internazionale di SENDAI CITY?

A partire dal 2002 la mia produzione artistica si è sempre più incentrata nella costruzione di un universo in cui narrare storie ed ambientare i miei personaggi. Ho chiamato questo “mondo” BOMAR UNIVERSE , di fatto, è la mia opera più grande, un work in progress perpetuo su cui lavoro da vent’anni.

Racconto di un futuro distopico, di ispirazione cyberpunk, ma attraverso questo in realtà tratto temi assolutamente attuali: l’ingegneria genetica, le protesi artificiali, il rapporto uomo-macchina, ma anche il concetto stesso di realtà.
La mostra Sendai City è questo: un viaggio in un’indefinita città futuribile, popolata da astronavi, cyborg e mutanti, ma soprattutto uno strumento che permette al visitatore di osservare con occhi maggiormente critici il nostro presente.

Un artista che è stato fondamentale per la sua arte?

Se vogliamo citare dei riferimenti del passato, credo che mi abbiano molto colpito i collage di denuncia di Heartfield negli anni ’30, le foto surrealiste di Man Ray e i collage fantastici di Max Ernst. Ma trovo estremamente interessanti anche i lavori di artisti più recenti, come Matthew Barney e le sperimentazioni di Stellarc.

Una città che l’ispira in modo particolare?

Nell’arco della mia vita ho vissuto in molte città: nasco a Bologna, ma poi ho lavorato per un decennio a Londra, mi sono trasferito a Reggio Emilia, a Vienna e ora mi trovo a Roma. Queste città hanno caratteristiche architettoniche e relazionali diverse, hanno impattato nella mia vita in modo peculiare, e sicuramente a livello anche solo subconscio hanno influenzato la mia produzione artistica. Se però devo pensare ad una città che mi ha ispirato più di ogni altra non posso che rispondere che sono state la Gotham City di Batman e Metropolis, dell’omonimo film di Fritz Lang.

Cosa fa nel tempo libero?

L’essere artista è un mestiere totalizzante ed in questo periodo il tempo libero per me è assai poco. A questo si somma una mia personale difficoltà a lasciarmi il lavoro alle spalle.

La mia produzione si arricchisce dall’analisi del mondo esterno e dal farsi contagiare dagli stimoli, per cui anche quando esco e vado al cinema, o ad una mostra, in realtà non riesco a rilassarmi del tutto. Detto questo cerco comunque di ritagliarmi degli spazi che siano solamente miei: pochi amici con cui parlare di fronte ad una birra o le partite del “mio” Bologna sono elementi assolutamente salvifici.

Progetti per il futuro?

Dopo il terzo capitolo di Sendai City, che ho inaugurato a giugno al PAN di Napoli ho già in cantiere il prossimo capitolo della serie Humanescape e poi vedremo, l’unica certezza è che, come ho detto prima, non riesco e non voglio smettere di creare.

Vittorio Zenardi

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